Rosemary Pauline West (Letts) in prigione

La condanna

Tre giorni prima di compiere 42 anni, una giuria composta da 11 giurati (4 donne e 7 uomini) condannò Rosemary Pauline West (Letts). Nel novembre del 1995, la corte giudicò Rose West colpevole dell’omicidio di 10 giovani donne e bambine, incluse sua figlia Heather e la sua figliastra Charmaine. Suo marito e complice, Fred West, si suicidò in cella nel gennaio del 1995 prima dell’inizio del processo.

1. HMP Pucklechurch (Remand Centre)

  • Periodo: Aprile 1994 – Novembre 1995
  • Dettagli: È la struttura (vicino a Bristol) in cui è stata rinchiusa in custodia cautelare subito dopo l’arresto, in attesa del processo che l’avrebbe condannata all’ergastolo.

2. HMP Durham (Ala femminile di massima sicurezza – H-Wing)

  • Periodo: Novembre 1995 – 2004
  • Dettagli: Trasferita qui subito dopo la condanna definitiva. All’interno dell’ala di massima sicurezza (la nota “Hell Wing”) conobbe e strinse il legame con l’altra famigerata serial killer, Myra Hindley.

3. HMP Bronzefield

  • Periodo: 2004 – 2008
  • Dettagli: Nel 2004 il Ministero decise di smantellare l’ala femminile di Durham e di trasferire le detenute. Rosemary Pauline West fu portata in questo moderno carcere nel Middlesex, ma la sua permanenza fu segnata da continue proteste e minacce di aggressione da parte delle detenute comuni.

4. HMP Low Newton

  • Periodo: 2008 – Giugno 2019
  • Dettagli: Per garantirne l’incolumità fisica, venne spostata in questa prigione di massima sicurezza nella contea di Durham. Vi è rimasta per ben 11 anni in un regime stabile, dedicandosi prevalentemente alle gare di pasticceria interne.

5. HMP New Hall (Struttura attuale)

  • Periodo: Giugno 2019 – Oggi (2026)
  • Dettagli: Il trasferimento d’urgenza in questo carcere del West Yorkshire si rese necessario dopo che la serial killer Joanna Dennehy, appena giunta a Low Newton, aveva pubblicamente minacciato di morte Rose West. Attualmente la West è anziana, ha gravi problemi di salute e risiede in una cella per disabili all’interno di un’unità protetta

Il carcere di Durham

Dopo la condanna, le autorità la portarono al carcere di Durham. Questo istituto, che si denomina ufficialmente HMP Durham (His Majesty’s Prison Durham), rappresenta una delle strutture detentive più storiche, note e severe del Regno.

La struttura

Le autorità costruirono l’edificio in epoca georgiana e lo aprirono nel 1819 nell’area di Elvet, nella contea di Durham, nel nord-est dell’Inghilterra. La struttura nacque originariamente come prigione locale con circa 600 celle. Oggi sette bracci (wing), oltre a sezioni di isolamento e sanitarie, dividono lo spazio. Tra il 1869 e il 1958, il cappio del cortile eseguì 95 condanne a morte tramite impiccagione.

Il braccio dell’inferno

Fino al 2005 il carcere di Durham ospitò sia uomini che donne. In particolare, il braccio ad alta sicurezza “H-Wing” (che i media ribattezzarono spesso “Hell Wing”, il braccio dell’inferno) accoglieva le detenute di Categoria A, ovvero le donne che lo Stato riteneva più pericolose.

Chiusura del reparto femminile

Nel 2005, gravi problemi di sovraffollamento e un tasso allarmante di suicidi tra le detenute spinsero le autorità a smantellare definitivamente l’ala femminile ad alta sicurezza. I responsabili trasferirono tutte le donne in altri istituti.

L’incontro nell’H-Wing

Proprio l’H-Wing ospitò alla fine del 1995 l’incontro tra Myra Hindley e Rose West. All’epoca la Hindley dominava il braccio come una sorta di “regina” indiscussa.

Il ricovero della Hindley

Le autorità trasferirono la Hindley a HMP Durham il 25 marzo 1995 dal carcere di Cookham Wood. Poche settimane dopo il suo arrivo, ad aprile, la donna cadde nel cortile della prigione e si ruppe il femore. Per questo motivo l’ala ospedaliera del carcere la ospitò per gran parte di quel periodo.

Chi era Myra Hindley?

Myra Hindley era una serial killer. Nacque a Manchester nel 1942 e all’età di 21 anni uccise insieme al suo compagno e complice Ian Brady. La coppia rapì, abusò sessualmente, torturò e uccise cinque bambini e adolescenti di età compresa tra i 10 e i 17 anni, tra il 1963 e il 1965 nella zona della Greater Manchester.

Era in prigione con Rosemary Pauline
Immagine creata con AI

L’arresto e l’ergastolo ostativo

La coppia venne arrestata nell’ottobre 1965, dopo che il cognato della Hindley (David Smith), costretto ad assistere all’ultimo omicidio (quello di Edward Evans), riuscì a fuggire e a denunciarli alla polizia. Nel maggio 1966 entrambi furono condannati all’ergastolo.

Se desideri approfondire la storia completa, le indagini e i risvolti giudiziari del caso di Myra Hindley e Ian Brady, clicca sul link sottostante:

Per saperne di più sul caso di Myra Hindley chiamato dai giornali “Omicidi delle brughiere” (Moors murders) clicca qui

Una manipolatrice nei registri carcerari

I racconti delle altre prigioniere e i rapporti della prigione descrivono Myra Hindley come un’abile manipolatrice. I registri del carcere confermavano annualmente questa caratteristica nei rapporti ufficiali, sottolineando la necessità di vigilare costantemente su di lei.

Il piano di fuga sventato

La donna convinse un’agente del carcere, Patricia Cairns, ad aiutarla a fuggire dall’istituto penitenziario per andare in Brasile a fare volontariato. Le autorità scoprirono il piano in tempo e un tribunale condannò l’agente a 6 anni di prigione per complicità.

L’aspetto di Rose West al suo arrivo

Le testimonianze descrivono Rose, al suo arrivo in carcere, come una donna piccola, grassa, goffa e con enormi occhiali grandi. Nonostante i presenti conoscessero la sua identità di serial killer, la sua figura richiamava piuttosto una nonnina sciatta in fila al supermercato o una semplice bibliotecaria. L’unico tratto insolito consisteva in un violento dondolio continuo, un’abitudine che la donna manteneva fin dalla prima infanzia nella culla.

Una breve relazione

Rosemary Pauline West iniziò quasi subito una relazione con Myra Hindley. Le due donne condividevano ogni momento della giornata: consumavano insieme la colazione, prendevano il tè e sedevano a un tavolino coperto da una tovaglia a quadretti rossi e bianchi. Questo legame durò tuttavia solo 4 settimane. Le due detenute interruppero la relazione per motivi tuttora sconosciuti, sebbene esistano alcune ipotesi a riguardo.

L’ipotesi dell’avvocato Leo Goatley

La prima ipotesi deriva da un colloquio tra Rose e il suo ex avvocato, Leo Goatley. Il dialogo convinse il legale che Myra avesse tratto in fallo la sua assistita. Secondo questa ricostruzione, Rose si era spinta oltre le proprie intenzioni con Myra, pagando a caro prezzo tale errore. Leo Goatley ritiene probabile che Rose avesse compreso il gioco della Hindley e il suo tentativo di esercitare un controllo su di lei. Rose interruppe il legame per evitare ulteriori guai e per difendere la propria autonomia in carcere.

La seconda ipotesi: il racconto di Linda Calvery

L’ex detenuta Linda Calvery fornì una seconda spiegazione. Myra Hindley le confidò di aver riflettuto a fondo sui delitti di Rose e di non voler frequentare una donna che avesse ucciso i propri figli. Al rilievo di Linda Calvery, la quale ricordò a Myra che anch’ella aveva tolto la vita a dei bambini, la Hindley replicò con fredda naturalezza. La donna sottolineò infatti di aver ucciso i figli di altre persone, e mai i propri.

Diversi fonti riferiscono che Rose ebbe varie relazioni lesbiche in carcere.

Il crollo della maschera

La convivenza forzata in spazi stretti e ridotti, come quelli di un penitenziario, logora inevitabilmente le apparenze. Con il passare del tempo la maschera sociale cede, rivelando la vera natura delle persone. Questo processo segnò anche il destino di Rose West. All’inizio la donna appariva come una nonnina incapace di fare del male a nessuno, ma in seguito manifestò un carattere sempre più irascibile e incline alla rabbia.

Il primo scoppio d’ira

I racconti delle detenute collocano la prima esplosione di rabbia nel momento in cui Rose lesse un articolo di giornale sul suo conto. Ciò che i giornalisti avevano scritto la fece infuriare a tal punto da farla letteralmente schiumare, bestemmiare e imprecare. Le testimoni la descrissero simile a un cane affetto da rabbia.

La frequenza degli attacchi

Da quel momento in poi, Rose iniziò ad arrabbiarsi per qualsiasi motivo. Reagiva violentemente ogni volta che qualcuno metteva in discussione la sua autostima o quando provava frustrazione. Presto i suoi scoppi d’ira divennero un evento regolare, che attirò l’attenzione dell’intero braccio e creò forti attriti con le altre detenute.

L’incendio della cella

Una giovane detenuta in particolare prese di mira Rose. In quel periodo l’istituto ospitava due o tre piromani che un giorno appiccarono il fuoco ad alcune celle. La giovane detenuta raccolse del materiale in fiamme, lo trasportò nella cella di Rose e appiccò l’incendio.

La morte del pappagallino

All’interno della cella Rose custodiva un piccolo cocorito o pappagallino ondulato, che morì tra le fiamme. Quando la donna scoprì l’accaduto, la sua furia fu totale. Alcune detenute la descrissero come un demone con la schiuma alla bocca. Rose si disperò per il suo animale e urlò chiedendo come “Come può qualcuno essere così malvagio da appiccare un incendio e lasciare un pappagallino in una stanza?”

L’incomprensione delle detenute

Le altre prigioniere notarono l’immensa ironia della situazione. Una donna che aveva ucciso dei bambini senza battere ciglio mostrava ora una rabbia cieca per la morte di un animale. Per questa ragione, le compagne di reparto dichiararono di non poter comprendere i meccanismi del cervello di Rose West.

Il tempo libero dietro le sbarre

Rose West occupava le sue giornate in carcere dedicandosi alla preparazione di torte. La West divenne famosa per questa sua grande dedizione alla pasticceria, tanto da partecipare regolarmente alle gare di cucina interne organizzate tra i bracci del carcere. Nel 2018 i tabloid britannici, tra cui The Sun e il Daily Star, riportarono la notizia che Rose West aveva persino vinto una delle competizioni di cucina interne. In quell’occasione preparò una classica torta Victoria Sponge, che le altre detenute giudicarono la migliore.

I dolci come moneta di scambio

Fonti interne al carcere spiegarono che Rose utilizzava spesso la sua abilità nel preparare torte, focaccine e biscotti come moneta di scambio o strategia di sottomissione. La donna offriva i dolci per ingraziarsi le guardie e per ammorbidire le detenute più violente, che la odiavano a causa dei suoi crimini.

L’abilità nei lavori manuali

Oltre alla cucina, Rose West dimostrò sempre una spiccata dote per i lavori manuali, riempiendo le sue ore libere lavorando a maglia, ricamando e cucendo. Trascorse anni a confezionare vestiti per sé e per altre detenute.

Le restrizioni per la sicurezza

In passato le autorità carcerarie le avevano permesso di avere una macchina da cucire in cella. Tuttavia, in seguito i responsabili dovettero limitarne l’uso per motivi di salute e sicurezza, concedendole solo attività sorvegliate o il lavoro a maglia classico, che la donna pratica tuttora per passare il tempo.

Il declino fisico e l’isolamento

Le sue giornate nell’ultimo periodo, dopo il trasferimento a HMP New Hall nel 2019, cambiarono radicalmente. Ormai ultrasettantenne e con gravissimi problemi di salute e di mobilità, che la costringono a stare su una sedia a rotelle o a muoversi a fatica, West non può più frequentare regolarmente i laboratori o la cucina.

Davanti alla TV

Ex detenute e fonti interne confermarono che la West trascorre la stragrande maggioranza del suo tempo all’interno della sua cella singola, adattata per disabili. La donna passa le ore immobile a guardare i canali televisivi generalisti britannici, specialmente programmi diurni e documentari sulla natura. Secondo quanto riferito da alcune guardie, a volte capita di vederla parlare da sola rivolta verso lo schermo.

La figura di “Mamma”

A Rose rimane un’unica amica al mondo, con la quale mantiene i contatti quasi esclusivamente. Questa persona rappresenta una delle pochissime figure che credono ancora alla sua innocenza o alla sua redenzione spirituale. Si tratta di una donna anziana, una visitatrice religiosa che la West identifica come “Mamma”, e costituisce il suo unico legame affettivo con il mondo esterno.

Un legame di 23 anni con Rosemary Pauline West

Rose telefona a Mamma tre volte a settimana, e mantiene questa abitudine da ben 23 anni. I tabloid britannici, come il Mirror e il Sun, confermano che la West gode del permesso di effettuare queste chiamate regolari. Entrambe le donne guardano molta televisione e condividono questa abitudine a distanza.

La passione per “Strictly Come Dancing”

Rose si dimostra un’avida e ossessiva spettatrice del programma Strictly Come Dancing, la versione britannica di Ballando con le Stelle. Non potendo votare direttamente dall’interno del carcere, la West ricorre a un voto per procura. Durante le telefonate settimanali, Rose fornisce precise istruzioni a Mamma su quali concorrenti votare a suo nome. I reportage del Daily Star e di Chronicle Live rivelano che la donna manteneva questa rigida routine, spingendo l’amica a votare assiduamente per concorrenti specifici, come il vincitore Kelvin Fletcher.

Il destino in carcere

Mamma riferisce che Rose sa che morirà in prigione. Le notizie sulle sue attuali condizioni di salute, segnate da problemi cardiaci, obesità e mobilità ridotta, confermano questa consapevolezza. Dopo anni di ricorsi legali e tentativi di manipolazione, l’atteggiamento della West è diventato passivo e rassegnato. Il suo unico obiettivo consiste nell’evitare conflitti e nel venire lasciata in pace all’interno della sua cella.

Il tormento delle famiglie e i casi irrisolti

Il silenzio della West tormenterà per sempre le famiglie delle sue vittime. Molti investigatori, incluso l’ex sovrintendente capo della polizia di Gloucester, hanno la ferma convinzione che la coppia abbia ucciso altre ragazze mai ritrovate. Prima di suicidarsi, Fred West accennò all’esistenza di altri 20 corpi. Questa dichiarazione lascia tuttora le famiglie di molte giovani scomparse negli anni ’70 e ’80 nel tormento costante di non sapere se le proprie care abbiano incrociato la strada dei West.